Considerazioni sull’epidemia da COVID-19 in Italia

L’esperienza dell’influenza cosiddetta spagnola del 1918, della SARS nel 2003 e dell’Aviaria (per non citare altre epidemie a noi meno vicine) ci insegna che in certi momenti il mondo viene sconvolto da epidemie e pandemie determinate da agenti virali contagiosi che non sappiamo curare. L’unica arma che abbiamo per mitigare gli effetti sulla salute e sull’economia mondiale è prevenire il contagio o ridurne il rischio. Ciò si ottiene mantenendosi sempre pronti (preparedness) nei periodi di assenza dell’infezione per essere pronti nell’emergenza, evitando di trovarsi all’improvviso impreparati nell’emergenza.
L’Italia come la maggior parte delle Nazioni non ha colto i numerosi richiami in tal senso rivolti al mondo da vari organismi internazionali (World Health Organization in primis) e puntualmente ci troviamo oggi di colpo di fronte al problema della COVID-19 ossia la malattia infettiva provocata dal virus SARS-CoV-2.

Cosa significa mantenersi preparati? Significa innanzi tutte avere una grande attenzione alla salute pubblica, che è uno dei più importanti motori di sviluppo economico e sociale di un Paese, e che, nel caso delle malattie infettive contagiose, implica innanzi tutto avere un Piano Nazionale aggiornato che includa:

risk assessment, cioè definizione dei rischi a vario livello (elevato, medio, basso) con conseguente
risk management, ossia come affrontarli a livello pratico nei vari risvolti e
risk communication, cioè come informare continuamente e autorevolmente l’opinione pubblica in modo trasparente su come evolvono i fatti e su cosa le Istituzioni preposte stanno facendo, in accordo al Piano predisposto, che deve includere anche la logistica, l’educazione del personale coinvolto e periodiche esercitazioni.

Tutto questo è stato fatto male un po’ in tutti i Paesi, e in Italia la situazione è aggravata da altri fatti, ossia:

a) la Protezione Civile è l’unica che può spendere senza lungaggini burocratiche e quindi il Ministero della Salute è di fatto entrato in ombra e non ha facoltà di ordinare la spesa per la salute pubblica. Inoltre il potere è ormai nelle mani delle Regioni e il Ministero deve quindi negoziare con le Regioni provvedimenti che dovrebbero essere univoci su tutto il territorio nazionale. Oggi abbiamo difformità regionali assurde e pericolose (ad esempio la Toscana dichiara di non applicare la quarantena per i cinesi che rientrano dalla Cina dove sono andati per festeggiare il Capodanno Cinese per non discriminare i cittadini cinesi!)

b) il protagonismo e l’opportunismo dei politici e dei professionisti non conosce limiti, e le continue polemiche o posizioni a volte tra loro discordanti confondono l’opinione pubblica e contribuiscono a generare panico. Manca una voce autorevole e credibile che continuamente parli per conto del Ministero della Salute. Scrive Luciano Fassari (Quotidiano Sanità 24/2/2020): “Ogni minuto che passa escono dichiarazioni o conferenze stampa del Commissario all’emergenza, del Ministro della Salute, del Presidente del Consiglio, del Ministro dell’Istruzione, dei Presidenti di Regione, degli Assessori alla Sanità senza dimenticare i Sindaci e gli innumerevoli esperti che come in ogni emergenza che si rispetti escono come funghi, Una moltitudine di voci, legittima, che però rischia di provocare ancora più caos.”

c) la speculazione commerciale (e non solo) imperversa indisturbata e a volte sfiora livelli criminali. Anche altri settori, peraltro, non disdegnano forme poco ortodosse per assicurarsi fama e denaro, ignorando le norme etiche più elementari.

Alla luce di tutto quanto sopra ricordato, pur apprezzando il notevole impegno della maggior parte dei responsabili impegnati nel contrasto al Coronavirus, non si può non concludere che la scarsa attenzione istituzionale alla salute pubblica, alla prevenzione e alla precauzione, unitamente ad una organizzazione dello Stato poco funzionale, rischiano di penalizzare seriamente la società, l’economia e la credibilità del nostro Paese.

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