COVID19: la lezione per il futuro

Contrariamente ad altri luttuosi accadimenti come terremoti, inondazioni, incendi, la difesa dalle epidemie è compito primario della Sanità che, pur in collaborazione con altre Istituzioni dello Stato, ha la responsabilità tecnica di individuare e sottoporre al Presidente del Consiglio dei Ministri, per approvazione, le azioni di prevenzione e contrasto all’epidemia. La Sanità si avvale di un Comitato Tecnico-Scientifico che opera presso un Centro di Controllo e Prevenzione delle Malattie (CDC) che in Italia è stato costituito con legge 138/2004 e collocato presso la Direzione Generale della Prevenzione del Ministero della Salute, e che dovrebbe operare in autonomia e con specifici finanziamenti. Purtroppo di questa organizzazione non c’è stata traccia in occasione dell’attuale pandemia da Covid19.

Come dovrebbe operare il CDC italiano
Esso è collegato in rete con tutti i CDC esistenti nel mondo in altri Paesi e comprende responsabili tecnici dei CDC regionali, il cui compito consiste nel contribuire alla individuazione delle iniziative e alla loro realizzazione nel territorio di competenza. Il Centro si avvale anche dei Direttori dei Centri nazionali di riferimento, dei responsabili dei Centri di Malattie Infettive e di altri esperti nazionali o internazionali.
Il CDC è un organismo permanente di natura tecnica che ha il compito di analizzare le epidemie che continuamente si verificano nel mondo al fine di valutare i rischi che esse possano colpire la nazione di competenza (risk assessment). In base alle entità di tali rischi, il CDC disegna scenari di varia gravità e predispone per ognuno di essi un Piano di Azione (contingency plan) possibilmente condiviso con nazioni affini e scambio di soluzioni innovative. Ad esempio l’Italia potrà apprendere dagli Stati Uniti che le Forze Armate dispongono di propri Ospedali e di personale sanitario da poter mobilitare in caso di bisogno, ma anche di Laboratori di Ricerca adeguatamente finanziati, giacchè sappiamo bene che molta innovazione è nata per motivi militari, ma poi si è trasferita alla società civile.
Noi stessi al Centro Trasfusionale e di Immunologia dei Trapianti dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, negli anni ’80, abbiamo imparato a conservare le emazie congelate dal Naval Laboratory di Boston diretto dal Dr. Robert Valeri, ma innumerevoli sono stati i progressi della medicina civile grazie alla ricerca militare.

Gestione delle risorse
Sarà importante considerare inoltre aspetti della organizzazione e della gestione delle risorse materiali e umane (risk management). Per i materiali, in occasione della SARS 2003, abbiamo sperimentato con successo non l’acquisto ma l’opzione di acquisto con penalità molto elevate in caso di inadempienza della fornitura, quando richiesta. Altri Paesi hanno avuto vantaggio acquistando per contanti che hanno permesso loro di avere vantaggi rispetto ad altri acquirenti in condizioni di elevata domanda e limitata offerta.
Con il meccanismo dell’opzione si sarebbe ad esempio limitata la perdita legata all’acquisto dei vaccini dell’Aviaria del 2006, che non sono poi stati utilizzati.

Organizzazione del personale
Per il personale sanitario è indispensabile assicurare l’aggiornamento continuo e il periodico addestramento per poterlo impiegare rapidamente in caso di bisogno. Qui l’esempio delle Forze Armate Svizzere con le loro periodiche esercitazioni che richiamano in servizio i riservisti può essere utile anche in Italia. Il personale militare inoltre potrebbe ruotare negli Ospedali civili per mantenere viva la competenza, almeno nei servizi di urgenza. La ricerca delle Forze Armate dovrebbe infine mantenere rapporti e scambi con analoghe strutture sia militari che civili di altri Paesi. Questa spesa militare sarebbe, a mio avviso, molto più fruttuosa di altre che oggi l’Italia sostiene e il cui ritorno è discutibile, e potrebbe essere valorizzata all’interno degli accordi internazionali al posto di spese meno produttive. Ovviamente i contenuti dei Piani non finiscono qui e moltissimi sono gli aspetti che essi toccano; per ognuno di essi il CDC deve avere la possibilità di attivare le persone che più ritiene utili in piena libertà.

Il territorio
Bisognerebbe anche far tesoro degli errori commessi oggi; ad esempio la tutela dei sanitari nel territorio, la visita medica e le indagini diagnostiche dei pazienti sospetti confinati a casa o ricoverati nelle RSA con squadre mediche attrezzate, i trattamenti precoci di tali soggetti, la prevenzione del contagio dentro la famiglia, il ricovero dei malati più gravi esclusivamente presso i Centri di Malattie Infettive (eventualmente ampliati con strutture predisposte) onde evitare che gli Ospedali divengano essi stessi focolaio di infezione. Sono tutte cose che vanno pensate e organizzate prima dell’epidemia per evitare che l’improvvisa, inattesa emergenza travolga ogni cosa e induca in errore.

La comunicazione
Anche la comunicazione ai sanitari e alla popolazione (risk communication) richiede grande attenzione. Le direttive nell’epidemia attuale sono state a volte poco chiare e contradditorie e i conflitti istituzionali che sono stati generati hanno contribuito a creare confusione e sfiducia. La popolazione ha bisogno di informazioni veritiere, trasparenti, comprensibili, continuamente comunicate da una fonte autorevole e, come tale, riconosciuta. I messaggi devono essere comunicati con tutti i mezzi, specie con le Televisioni e i social. Nell’epidemia COVID19 le TV hanno contribuito non poco a generare disagio nel pubblico, mandando in onda talk-show quotidiani finalizzati a dare spettacolo più che informazione. Ciò deve essere evitato in futuro con ogni mezzo.

La lezione per il futuro
L’esperienza attuale ha dimostrato che in Italia, ma anche in tutto il mondo occidentale, la preparazione alle grandi epidemie è stata ignorata e non ha funzionato. Ripetuti tagli alla sanità, alla ricerca e ad altri servizi fondamentali dello Stato in favore di una spesa pubblica non produttiva; poca attenzione alle imprese manifatturiere italiane anche se strategiche per la Nazione; procedure burocratiche farraginose e inefficaci; conflitti istituzionali, polemiche, lotte per il potere a vari livelli senza attenzione ai motori di sviluppo della Nazione (sanitari, ricerca scientifica, scuola, ambiente, Forze Armate e di Polizia) sacrificati a interessi finanziari sia italiani che europei, hanno fortemente penalizzato il Paese che non ha retto alla prova della prima seria pandemia, sordo alle Raccomandazioni che da anni vengono pubblicate dagli esperti per evitare il tracollo sanitario, sociale ed economico della Nazione.
La lezione che dobbiamo imparare oggi da questa grave epidemia di COVID19 è dunque chiara e si condensa nei seguenti due punti:
1. la salute pubblica è un bene primario e un motore indispensabile di sviluppo della Nazione; come tale deve essere collocato al primo posto tra gli obiettivi di Governo;
2. la preparazione alle inevitabili epidemie deve essere perseguita con impegno indefesso, sostenuta da una ricerca scientifica e organizzativo-gestionale adeguata, guidata dal CDC.
Se l’attuale epidemia servirà ai Governi italiano ed europei per comprendere la lezione, il nostro futuro sarà più sereno.

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