Il Fascismo fu un regime di Destra?

Fra le molte cose che si danno per scontate vi è quella che il Fascismo sia stato un regime di Destra, anzi un prototipo della Destra autoritaria. A me sembra che l’analisi dei fatti non porti a questa conclusione, ma a quella opposta. Il Fascismo fu una creatura nata da Benito Mussolini e questi fu per anni un esponente del Socialismo radicale, un sindacalista rivoluzionario. Egli aderì quindi al Socialismo nazionalista, che si opponeva al Socialismo internazionalista che poi si identificò col Comunismo. Quando Mussolini istaurò il suo regime totalitario, la sua politica fu a ben vedere ispirata dai principi socialisti e le opere sociali di Mussolini furono infatti assai rilevanti. Un regime quindi nazional–socialista, che anticipò il Nazismo tedesco e a questo fu modello. Persino l’ultimo atto del Fascismo prese il nome di Repubblica Sociale Italiana e fece un programma socialista con tanto di nazionalizzazione delle industrie più rilevanti. Alla luce di questi fatti io credo che sia opportuno evitare di assimilare Fascismo e Nazismo alla Destra e di inserirli a pieno titolo nelle dittature di origine socialista e comunista tanto tristemente famose.

La scienza corregga i suoi difetti

La ricerca scientifica è il motore del progresso umano. Essa tuttavia non ha vita facile non solo per la relativa scarsità di mezzi messi a sua disposizione, ma per suoi difetti intrinseci che non riesce a correggere. Tra questi i più temibili sono forse le influenze esterne e indebite di tipo concettuale ed economico. Sono numerosi gli scandali che hanno circondato alcune pubblicazioni scientifiche “pilotate” a fini commerciali ed è noto che gli studi finanziati direttamente o indirettamente dall’industria giungono a conclusioni di comodo o vengono interrotti se scomodi. I rimedi esistono anche se a volte non facili. È ad esempio noto che il metodo scientifico di fare ricerca prevede che ogni risultato prodotto da un singolo gruppo venga accettato con riserva, in attesa che il risultato venga riprodotto da altri gruppi in altri contesti. Per non dire che la ricerca sponsorizzata (ossia non indipendente) viene bandita dalle organizzazioni scientifiche serie. Continue reading “La scienza corregga i suoi difetti”

Sulla scuola

La scuola elementare dovrebbe avere il precipuo compito di formare un buon cittadino, consapevole di come funziona la società in cui vive, e di come ci si deve comportare in essa, dei diritti, dei doveri e delle responsabilità che ogni cittadino deve avere nei confronti degli altri e di se stessi. Un cittadino con una buona base culturale, generale e specifica, che verrà meglio coltivata nella Scuola Media e nei successivi corsi. Tra questi, importanti non solo i Licei classico, scientifico e artistico, ma anche il Liceo tecnico che sviluppa quelle capacità di applicazione tecniche che tanto scarseggiano oggi nel nostro Paese e che sono una base indispensabile per il suo sviluppo presente e futuro.

Per i 40 anni del Servizio Sanitario Nazionale

1. Salviamo il Servizio Sanitario Nazionale

Alcuni esperti si stanno interrogando su come salvare il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano. Lodevole impegno, giacchè esso offre notevoli vantaggi quali l’elevato gradimento della popolazione (criterio che dovrebbe essere sempre prioritario per i servizi pubblici), ma anche un accesso universale e un costo inferiore a quello di altri sistemi sanitari. Il SSN oggi è in difficoltà sia per motivi di sostenibilità economica (in quanto la spesa sanitaria tende a crescere a causa dell’invecchiamento della popolazione e del tumultuoso progresso tecnologico), sia per una serie di scelte organizzative che si sono succedute dal 1978 ad oggi e che non sempre sono risultate felici. Tra queste, a mio avviso, l’imposizione di esosi ticket sulle prestazioni (talora associati a criteri di esenzione per patologia sempre più ristretti), la diffusione di una libera professione intramoenia che offre servizi celeri a fronte di un pagamento, liste di attesa eccessivamente lunghe per alcune prestazioni (e quindi razionamento), difformità tra le diverse aree del Paese per qualità, quantità e costo delle prestazioni sanitarie erogate, modelli di assistenza socio-sanitaria alla cronicità spesso inadeguati, disattenzione grave alla valorizzazione del merito dei medici e del restante personale che opera in sanità.

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Tabacco e salute pubblica

Vi invito a riflettere sulla salute pubblica, ovvero sul benessere psico-fisico di popolazioni e sui provvedimenti che le Istituzioni pubbliche e private adottano per proteggerla e migliorarla. Questo interesse nasce per almeno 3 motivi:

  1. tutti noi desideriamo vivere in salute e in pace;
  2. i provvedimenti in questione ci consentono di svolgere attività politica e di giudicare e migliorare la politica delle nostre Istituzioni;
  3. i provvedimenti favorevoli alla salute pubblica operano a favore dello sviluppo economico e sociale di un Paese e sono caratterizzati in genere da un ritorno molto alto sull’investimento (cosiddetto value for money).

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La No – Smoking Policy in Italia: dalla Legge del 2003 ad oggi

La Legge per la tutela della salute dei non fumatori italiana (Legge n.3 del 16/01/2003, art.51)

  • è del 2003, ma è entrata in vigore il 10/01/2005;
  • seguiva di poco il riconoscimento ufficiale della Convenzione quadro per il Controllo del Tabacco del WHO da parte della World Health Assembly, grazie anche al supporto di ENSP (costituita ufficialmente nel 1997 a Bruxelles)(1);
  • era il primo punto di un’agenda che prendeva atto come il fumo fosse in Italia una grave minaccia alla salute pubblica, con 70.000 morti premature e 30 volte tanto malati cronici(2) (oltre 2 milioni di cardiovascolari, polmonari e tumori), con un costo di € 6,5 miliardi/anno in Italia, con il fumo passivo che era responsabile di quasi 1/10 di tali danni e che configurava la violazione del diritto dei non fumatori a respirare aria pulita. Il fumo di tabacco contiene 7.000 sostanze tossiche, delle quali 70 oncogeniche, che entrano nel circolo ematico e raggiungono tutti gli organi(3).

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